CINQUE ANNI E UN GRAZIE ...!
- cangrande40
- 23 lug
- Tempo di lettura: 5 min
Aggiornamento: 17 ago
Non servono parole complicate, bastano solo quelle giuste al momento giusto.
Oggi vogliamo farvi leggere una lettera speciale. L'ha scritta uno studente della 5AGC che, dopo aver concluso il suo percorso nel nostro istituto con la maturità 2026, ha voluto ripercorrere cinque anni di scuola nella cena di saluto finale.
La lettera
Buonasera a tutti. Ai professori, ai compagni, a chi è qui stasera e anche a chi stasera non è riuscito a esserci. Perché siamo un po' meno di quelli che eravamo in classe: manca qualche compagno, manca qualche professore. Ma stasera non festeggiamo un elenco di presenti: festeggiamo cinque anni. E in cinque anni ci sono tutti, anche chi in questo momento è altrove.
Fermiamoci un attimo a pensare a com'eravamo il primo giorno. Eravamo dei ragazzini. Non ci conoscevamo, non sapevamo niente l'uno dell'altro e, soprattutto, non avevamo la più pallida idea di cosa fosse davvero la Grafica e Comunicazione. Metà di noi era convinta che avremmo passato cinque anni a disegnare loghi e basta. E invece è arrivato tutto il resto: le consegne all'ultimo minuto, i programmi che si chiudevano senza salvare, le mattine in cui non capivi niente e i pomeriggi in cui, chissà come, capivi tutto. Siamo entrati come una classe di sconosciuti e stasera siamo seduti qui come qualcosa che assomiglia parecchio a una famiglia. Strana, disordinata, non sempre unitissima, lo sappiamo, ma nostra.
Tra i ricordi più belli restano le ore di educazione fisica, soprattutto quando giocavamo a pallavolo: erano le uniche in cui sparivano voti, verifiche e interrogazioni, ed eravamo semplicemente noi. C'era chi la prendeva sul serio e chi se la rideva in mezzo al campo, ma alla fine ci si divertiva tutti allo stesso modo.
E poi ci sono i professori, che in questi cinque anni sono stati molto più di semplici insegnanti. A ognuno di loro va il nostro grazie più sincero: per la pazienza, per la dedizione e per aver creduto in noi anche nei giorni in cui eravamo noi i primi a non crederci. Il professor Brentegani ci ha guidati nella grafica con passione, spingendoci a tirare fuori il meglio e insegnandoci ad avere occhio e cura per ogni dettaglio. Il professor Mattarucco, per tutti il nostro "Batman", è stato un punto di riferimento: presente quando serviva, capace di aiutarci senza mai farcelo pesare. Il professor Ugolini, con la sua calma inconfondibile, ha avuto il dono di rimetterci in ordine le idee anche nei giorni più confusi. E il professor Signorini ha reso le sue ore qualcosa di diverso dal solito: ci ha insegnato a guardarci dentro, a conoscere noi stessi e a capire cosa significa davvero stare insieme agli altri e far parte di una collettività. Sono lezioni che non si misurano con un voto, ma che ci porteremo dietro molto più a lungo di tante altre.
E stasera un pensiero speciale va anche a chi non è potuto essere qui con noi, ma che ha lasciato un segno altrettanto importante. Alla professoressa Bertucco, che con le sue ore di storia ci ha insegnato a guardare al passato per capire meglio il presente. Alla professoressa Burgisi, che nel laboratorio di grafica ci ha accompagnati con pazienza fin dai primi passi: le basi del mestiere e la cura del dettaglio che oggi diamo per scontate le dobbiamo anche a lei. E alla professoressa Spitale, il cui rigore ci ha trasmesso il valore delle cose fatte con impegno e fatte bene. Anche se stasera non sono a questo tavolo, fanno parte di questi cinque anni esattamente come tutti gli altri.
La cosa che fa più impressione è questa: quella che per cinque anni è stata la nostra normalità, da domani semplicemente non esisterà più. Le mattine insieme, le risate nei corridoi, il caos prima di una verifica, le ore infinite di laboratorio con le consegne che sembravano impossibili e che alla fine riuscivamo sempre a portare a casa. Era un privilegio, e come tutti i privilegi ce ne accorgiamo solo adesso che sta finendo. Perché alla fine non ci ricorderemo dei voti, ma delle persone: di come ci siamo fatti sentire, delle volte in cui ci siamo aiutati, di chi c'era nei momenti storti.
E allora, prima di alzare i bicchieri, permetteteci qualche augurio: perché da domani ognuno di noi prende la sua strada. A ciascuno di voi auguriamo di trovare la propria, e di avere il coraggio di seguirla fino in fondo, anche quando sarà in salita. I sogni non si realizzano per fortuna: si raggiungono con la costanza, un giorno dopo l'altro, soprattutto nei periodi in cui non arriva nessun risultato e verrebbe voglia di mollare. È lì che si vede la differenza. Il talento apre le porte, ma è la testardaggine a tenerle aperte.
Vi auguriamo di puntare in alto e di sognare in grande, senza vergognarvi mai delle vostre ambizioni. Di fallire, perché fallire fa parte del percorso di chiunque abbia poi combinato qualcosa di buono, e di rialzarvi ogni volta un po' più forti. Di non arrendervi mai alla prima porta chiusa, perché spesso quella giusta è solo un po' più avanti. Di scegliere le cose difficili quando ne vale la pena, e di circondarvi di persone che vi spingono a diventare la versione migliore di voi stessi. E soprattutto vi auguriamo di non perdere mai la voglia di rimettervi in gioco: finché c'è quella, non è mai troppo tardi per ricominciare.
Qualunque strada prenderete; l'università, il lavoro, un percorso lontano da casa o un sogno che oggi ancora non avete il coraggio di dire ad alta voce; fatelo con impegno e con il cuore, e ricordatevi che siete arrivati fin qui senza mollare. Questo, già da solo, vale più di qualsiasi numero scritto su un foglio.
La nostra sfida a tutti voi è semplice: fra 4 anni, ritroviamoci. Stesso tavolo, gente un po' più stanca e molto più felice, e ognuno che possa dire di aver inseguito almeno un sogno per davvero.
A noi.
Alla 5AGC.
A chi c'è stasera e a chi non è potuto venire.
Grazie di tutto, e buona vita.
Non è un addio: è solo un lunghissimo "ci vediamo presto".
Francesco Modnicki

Cosa possiamo portarci con noi?
Rileggendo queste parole mi lascio attraversare dalle emozioni, mi rendo conto che questi cinque anni non sono stati solo scuola. Sono stati una vera e propria scuola di vita.
Sicuramente a livello personale da questa lettera ho imparato:
Il valore delle persone, ho capito che alla fine i voti sul registro sbiadiscono. Ciò che resta davvero sono i legami, i corridoi pieni di risate, il sostegno reciproco e le persone che hanno condiviso con me la quotidianità.
Da sconosciuti a famiglia, siamo entrati in aula come perfetti estranei con l'unica cosa in comune di aver scelto lo stesso indirizzo. Oggi mi rendo conto che il caos, le consegne apparentemente impossibili e la vicinanza ci hanno uniti, rendendoci una comunità disordinata ma unita.
La determinazione batte il talento, ho imparato che i sogni non si avverano per fortuna. La vera differenza la fa la capacità di resistere e continuare a lavorare sodo specialmente quando i risultati non si vedono e si avrebbe solo voglia di mollare; capendo che il fallimento non è la fine, ma una tappa necessaria.
Il valore del presente si nota spesso quando sta per finire, mi rendo conto solo ora della normalità delle nostre mattine insieme.
Vittoria Dolci (5A CAT)
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